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Penso, dunque sono.

Sì, tutto si riassume secondo questo problema.
Cogito, ergo sum. Io amo chiamarlo il problema del filosofo.
In che senso. Il vetraio ha senza dubbio sbagliato a tagliare il vetro secondo un’angolazione non consona, e lo ha pure ammesso, ma poi chiedendo circa il fatto della base *FUORI* anzichè *DENTRO* ha affermato “ah, ma io pensavo…”.
Ecco il problema. Crede di dovermi dimostrare che pensa e dunque è. Non occorre.
No, non occorrono le tue doti da filosofo, nè quelle da teorico secondo cui hai riorganizzato quel che t’ho ordinato.
Io ho pensato già per te, non credevo avessi grosse qualità intellettuali. In ogni caso non occorrono. Basta semplicemente seguire le mie indicazioni senza scadere in considerazioni filosofiche.
Risolti tali dissapori in ogni caso e, dopo avermi ricordato che anche lui esiste, ha comunque seguito le mie indicazioni. Ha funzionato come dicevo io. Bene.
Però, e questo mi riporta a credere che sei un cane (e quindi cadono le tue considerazioni filosofiche nuovamente), non mi ha poi pulito per bene il vetro dalla polvere della molatura. E il vetro si è graffiato. Nulla di particolarmente vistoso. Però i graffi ci sono. Ed io lo so. E mi dà fastidio.
Cercherò quel prodotto che ripara i graffietti dei vetri, in modo da riparare al nuovo problema cagnesco che mi hai creato.

Complimenti. Pensi, dunque sai. Sì, di essere un cane.

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